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L’ARENA.IT

23-01-2013

Michelangelo Antonioni qui tagliava Monica Vitti

ANNIVERSARIO. Nel centenario dalla nascita, una pagina poco nota nella storia del cineasta
Cinquant’anni fa il regista girò nel Museo di storia naturale una scena con l’attrice e l’avvocato Vasco Consoli, poi sparita dal film «L’eclisse».

Michelangelo Antonioni, nato cent’anni fa (Ferrara, 1912 – Roma, 2007) girò a Verona nell’ottobre 1961 le sequenze conclusive del film L’eclisse, presentato giusto cinquant’anni fa. Gli interpreti del film, ambientato in gran parte a Roma, erano Alain Delon, Monica Vitti, Francisco Rabal, Lilla Brignone, Rossana Rory, Mirella Ricciardi, Louis Seignier; di essi erano presenti a Verona Monica Vitti e Rossana Rory, impegnate in due sequenze, una all’aeroporto di Boscomantico e l’altra a Palazzo Pompei, sede del Museo di storia naturale. Come ricorda John Francis Lane, «la sceneggiatura fu scritta nei quindici giorni precedenti il primo ciak, nella seconda metà del luglio 1961. Oltre a Tonino Guerra, che firma il copione insieme con Antonioni, una mano fu data dal fedele collaboratore del regista, lo scrittore Elio Bartolini, e anche da Ottiero Ottieri. Leggendo la sceneggiatura si può osservare come alcune scene siano state modificate e trasfigurate durante la lavorazione». Proprio la scena relativa alla visita della sala dei fossili del Museo di storia naturale, conservataci fortunatamente nel primitivo copione, fu lasciata cadere nel corso di interventi successivi al montaggio. Una scelta non facilmente spiegabile, anche perché il tema dei fossili, della vita pietrificata, era stato per così dire annunciato in una scena nella casa romana di Vittoria (Monica Vitti), in cui appende un fossile ricevuto in dono al muro. Mentre appende il fossile, suonano alla porta. È Anita (Rossana Rory), che la invita ad accompagnarla nel viaggio in aereo verso Verona. Il fossile può essere assunto come metafora dell’eclisse dei sentimenti, espressa in una confidenza che Vittoria fa ad Anita: «Cosa vuoi che ti dica, ci sono dei giorni in cui avere in mano una stoffa, un ago, un libro, un uomo, è la stessa cosa». Nella sua «felicità minerale» (per usare un’espressione di Lorenzo Montano), il mondo dei fossili è interpretato da Antonioni come antidoto al dolore insito nella vita stessa: una vita che viene percepita come «una febbre», una «malattia infettiva della materia» (infektiöse Erkrankung der Materie, secondo l’espressione che Thomas Mann mette in bocca ad Hans Castorp nella Montagna incantata). Perché la scena di Monica Vitti che osserva i fossili di Bolca al museo fu tagliata? Nessuna traccia della presenza della troupe di Antonioni è rimasta nell’archivio del Museo, restano solo il testo della sceneggiatura e una foto di scena, nonché un articolo sull’Arena di martedì 24 ottobre 1961, dove si scrive tra l’altro che Monica Vitti aveva effettivamente acquistato il fossile che poi appare nella sceneggiatura del film: a testimonianza del tenue diaframma che separa vita e finzione artistica. «Il regista de La notte e L’avventura», scriveva il nostro giornale, «ha girato alcune scene a Boscomantico e al Museo di storia naturale. Una piccola parte affidata ad un giovane avvocato veronese. Michelangelo Antonioni è venuto a Verona a girare le sequenze conclusive de L’eclisse. Conclusive non nel senso che siano quelle girate nella nostra città le scene finali della pellicola, ma nel senso che mancavano solamente queste per concludere la pellicola girata per il resto tutta a Roma. Pochi si sono accorti che ormai da cinque giorni il regista si trovava nella nostra città, con Monica Vitti, l’intelligente e acclamata interprete delle sue pellicole, Rossana Rory e un numeroso seguito di operatori, elettricisti, tecnici. A costo di sembrare banali», continuava l’anonimo cronista, «vale infatti la pena di sottolineare che Antonioni e la sua troupe sono, dal punto di vista coreografico, quanto di più anticinematografico si possa immaginare. Niente divise da registi, da attori, da cinematografari, niente foulards clamorosi, giacche effeminate, capigliature maschi-femminili. Un regista e una troupe tranquilli, insomma». LA CRONACA dal museo: «Ieri mattina la troupe si è trasferita al Museo di storia naturale, in palazzo Pompei, attualmente rivoluzionato da lavori di restauro, per gli impianti di riscaldamento e per altro lavori resisi necessari. “La protagonista del film”, ci ha detto Antonioni, “ha acquistato tempo fa un fossile e ora, trovandosi in una città che ha uno stupendo Museo di storia naturale, ha deciso di visitarlo”. Sono state girate, dunque, le scene della visita. Monica Vitti e Rossana Rory hanno avuto per cicerone il direttore del Museo. Per interpretare questa parte, Antonioni ha scelto un amico, il giovane avvocato veronese Vasco Consoli, il quale ha avuto così maniera di rinfrescare i ricordi del Piccolo teatro della città di Verona del quale fece parte. Vasco Consoli ha brillantemente sostenuto la sua parte, sostituendosi per qualche ora al vero direttore del Museo prof. Zorzi, e ha spiegato all’affascinante Monica Vitti l’importanza delle raccolte più preziose del Museo. Finito il suo lavoro — del quale, come abbiamo detto, poca gente si è accorta — Antonioni e la sua troupe se ne sono andati. Ora per il regista comincia un altro lavoro, che lo impegnerà per molti mesi, quello che gli consentirà di portare a compimento il film, che ha già suscitato polemiche. Antonioni, del resto, dà l’impressione che non gli importi molto di queste discussioni. Ha una sua idea da esprimere e anche questa volta la esporrà con la bravura che tutti gli riconoscono. Monica Vitti, Alain Delon, Francisco Rabal e Rossana Rory ne sono gli strumenti: vedremo fra qualche mese, quando la pellicola comparirà sugli schermi, se si tratti d’un capolavoro». La sceneggiatura, che traiamo dal saggio a cura di John Francis Lane (Bologna, Cappelli, 1962), che ci segnala la cortesia di Simone Villani, dice: «Scena XX. Museo di storia naturale di Verona. Interno. Giorno (in nota: La sequenza del Museo, girata e montata, successivamente è stata tolta). Vittoria e Anita sono al Museo di Storia Naturale di Verona, reparto Fossili, in compagnia di un uomo sui quarant’anni dall’aspetto distinto e intelligente. La sala è grande e vi sono raccolti fossili di varia grandezza, taluni di palme alte tre-quattro metri».
Gian Paolo Marchi

 

 

 

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